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La Go Project dopo aver avuto il mandato dalla S.S. Lazio, lo scorso febbraio, della gestione e organizzazione della propria sezione eSports, ha avviato un percorso di professionalizzazione del team.

Oltre a strutturare il management per la comunicazione, marketing e sponsorizzazioni, ha anche creato un vero e proprio staff tecnico che potesse allenare, gestire e migliorare le performance dei players, sia sul piano fisico che su quello psicologico. Ci sono programmi che riguardano la nutrizione, la salute, il benessere, la preparazione psicologica, il riposo, tutti elementi fondamentali per player di eSports.

“Mens sana in corpore sano”, necessario se vogliamo assicurarci che i players possano esprimersi al meglio per tutta la durata della loro carriera. Come alleno, infatti, la mia mente per migliorare anche le performance del mio corpo? Pensate che la preparazione mentale comune sia sufficiente e/o necessaria ad affiancare sport ed eSports? Qual è il giusto equilibrio di training tra corpo e mente? Per rispondere a queste e a molte altre domande abbiamo costruito uno staff di specialisti.

Nello staff tecnico della Lazio eSports ci sono: il Coach FIFA Stefano Gandaglia, lo Psicologo dello Sport Antonio De Lucia, il Preparatore Atletico Marco Ambroselli e il Nutrizionista Sportivo Giovanni De Francesco.

L’obiettivo è comunicare e condividere con il pubblico i valori degli eSports, anche se non c’è il contatto fisico, l’attività fisica dello sport tradizionale, vengono mantenuti i valori e soprattutto l’approccio alla preparazione e negli allenamenti.

In pochi mesi abbiamo già ottenuto degli ottimi risultati, dopo il successo della eSportsItalia.com Cup, ieri sera, la Lazio eSports con il player di FIFA20 Fabio Massimo Marino, alias “Fabio_ulous”, si è aggiudicata la Summer eSports battendo in finale il Parma eSports (Hhezers il player).

A sfidarsi in questo torneo FIFA20 1vs1 in modalità Ultimate Team Overall 86, durato un mese, c’erano ben 13 team di eSerie A: Inter|Qlash, Cagliari eSports, Lazio eSports, Parma eSports, Fiorentina eSports, Hellas Verona eSports, Spal Wearena, Lecce eSports, Sampdoria eSports, Bologna eSports, Udinese eSports, Sassuolo eSports e Genoa eSports.

Doveva essere la grande novità del calcio italiano in questo inizio di 2020, un trampolino di lancio degli sport elettronici nel nostro paese anche per un pubblico di fascia d’età più alta.

Stiamo parlando degli esports, in particolare di FIFA, PES e della eSerie A Tim, torneo che ha patito lo stesso destino del campionato tradizionale, ovvero il rinvio a data da destinarsi.

La prima storica eSerie A sarebbe dovuta cominciare il 23 marzo, ma a causa dell’emergenza Covid-19 è saltato tutto.

Il mondo esport resta però una grande fonte di intrattenimento, e proprio per questo alcuni club di calcio hanno sfruttato la sfortunata occasione per passare dal campo di calcio all’arena virtuale, con l’obiettivo di intrattenere lo stesso i propri tifosi.



Calcio + Esport: come i club stanno intrattenendo i tifosi attraverso gli sport elettronici


Sono molti i club di calcio che sono corsi ai ripari per sopperire alla totale assenza di calcio giocato, vediamo ora quali sono le squadre che si sono impegnate a organizzare attività di questo tipo, senza dimenticare che proprio in questi giorni la nostra prima eNazionale Tim Vision di PES è impegnata nelle qualificazioni agli Europei.

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Una delle prime squadre ad attivarsi in questo senso è stata l’Inter con la neonata selezione Inter eSports capitanata dall’influencer ex A.S. Roma Nicolò “Insa” Mirra, ora team Qlash.

L’Inter eSports ha fatto esibire il suo players Luigi “Kirito_Yuuki_00” Loffredo su PES nella partita Inter – Sassuolo, proprio per simulare quello che sarebbe stato il match da giocare nella giornata di Serie A domenica 15 marzo.

Oltre che per intrattenere i propri tifosi in un weekend senza calcio, l’idea è servita per iniziare a far “prendere confidenza” e far conoscere ai fan i volti dei nuovi players interisti.

Stessa identica iniziativa è stata replicata dal Leeds United: gli inglesi hanno simulato il proprio turno di campionato contro il Cardiff con tanto di tutorial per prevenire il Coronavirus mandato in onda prima della partita virtuale.

È molto interessante e sicuramente coinvolgente l’idea partorita in Spagna, in casa Cadiz.

Il club di Segunda División si è superato in quanto a creatività e simpatia e ha deciso di organizzare un torneo di FIFA 20 tra i giocatori della squadra, incluso il presidente Manuel Vizcain.

Ovviamente tutti gli incontri sono stati mandati in stream sulle piattaforme social del Cadiz.



Il binario Italia – Spagna in tema esports.

Il legame ha fatto sì che nascesse l’iniziativa #StayAtHome: Italy meets Spain. Il torneo online di #Fifa20 che vede coinvolti 10 team esports di Italia e Spagna dal 17 al 21 marzo. Mini competizione promossa dal Levante che coinvolgerà squadre come l’Hashtah United (la squadra forse più esports di tutte, formata da youtubers), Villareal ma anche le italiane Parma, Bologna, Sassuolo e Sampdoria ma non solo.



Gli esports nella Capitale: la Lazio debutta nel mondo dei giochi elettronici

Se la Roma vanta il primato di prima squadra in Italia ad aver aperto la sezione esports, con l’arrivo della nuova eSerie A anche la Lazio ha composto il proprio team che giocherà sia su FIFA che su PES. Siamo molto orgogliosi di questa novità nella Capitale, proprio perché c’è la nostra mano nella creazione del team esports della S.S. Lazio: continua a rafforzarsi il nostro rapporto di collaborazione con il club.

Oltre ad attività di comunicazione, all’iniziativa sia digital che offline “#12InCampo – Per lei combattiamo”, ci occuperemo anche nella gestione del team Lazio Esports.  

Questa cooperazione con la squadra biancoceleste si è attivata già nella scelta dei pro-players che rappresenteranno la selezione capitolina.

I players che abbiamo individuato sono entrambi finalisti alle selezioni per la prima eNazionale della storia, rispettivamente Fabio “fabio_ulous” Marino per FIFA 20 e Giuseppe “RaissForever_10” Frigerio per PES.

Il primo era numero 254 nel ranking mondiale prima del2020, mentre il secondo è stato ad un passo dal vestire la maglia della eNazionale, eliminato solo ai calci di rigore nell’ultimo spareggio decisivo.

Fin dagli albori Go Project e Social Media Soccer hanno creduto nell’industria esports e nell’impatto che una competizione ufficiale di questo genere avrebbe potuto avere sull’ecosistema del calcio italiano.

Il mondo esports, oltre a essere un’industria brillante in ottica business, può avere anche molti risvolti di tipo sociale, soprattutto nel tempo libero dei giovanissimi, o addirittura all’interno delle scuole.

Infatti non pensiamo di spingerci troppo oltre nell'affermare che il mondo dei giochi elettronici, se praticato nelle giuste modalità e proposto con intelligenza, può essere un efficace strumento educativo e di sviluppo della propria identità in fase adolescenziale.

L’abitudine a lavorare lontano dall’ufficio è sempre più diffusa. Grazie a connessioni onnipresenti e sempre più veloci, i nostri device somigliano sempre più a piccoli uffici portatili.

Che si tratti di smart working o di lavoro in mobilità, le possibilità ci sono e vanno sfruttate al meglio. Per ottimizzare i tempi di lavoro e crearsi una workstation lontano dall’ufficio ci vengono in soccorso decine di applicazioni, ciascuna in grado di imprimere una svolta positiva per la nostra produttività.

Ecco allora i nostri suggerimenti! Una selezione di 10 app per trasformare il tablet o lo smartphone in veri e propri notebook:

  • Things ToDo: un ottimo task manager per gestire attività, scadenze e organizzare al meglio il lavoro.
  • Google Suite: un insieme di applicazioni utilissime: dalla posta elettronica fino al cloud, inclusi i software ormai imprescindibili: Documenti, Fogli e Presentazioni. Fondamentale il Calendario!
  • Speech Notes: utilissima applicazione di dettatura. Trasforma la voce in testo e consente l’invio e la condivisione.
  • Grammarly: da utilizzare durante la digitazione, per correggere la grammatica, l’ortografia e la punteggiatura. Si può utilizzare su qualsiasi applicazione, dalla posta elettronica alla redazione di progetti, ai messaggi sui social network.
  • Wrike: necessità di gestire progetti lontano dall’ufficio? Ora il project management si fa tramite questa preziosa app.
  • Tiny Scanner: per la scansione di documenti cartacei e la creazione di file in formato PDF.
  • Dropbox: un “luogo” fondamentale per avere sempre a disposizione qualunque documento, anche in formato video o audio. Un archivio personale indispensabile.
  • miMind: utile per sviluppare idee, organizzare pensieri, creare mappe concettuali e condividerle visivamente.
  • FocusMe: un’app utilissima per ridurre le distrazioni e migliorare la produttività.
  • TEDx: le celebri conferenze, disponibili con oltre 900 video, fruibili dall’app. Utili quando si è alla ricerca di ispirazione.

Quando si parla di tecnologia digitale ed innovazione dei processi, molti hanno la sensazione di trovarsi in un’ampia distesa desertica, come i primi conquistatori che si affacciarono al West alla ricerca della pepita perfetta: alcuni ci credono ciecamente, mentre per altri sembra essere un miraggio.

Go Project si impegna da 16 anni a trasformare il suo metodo lavorativo e quello dei suoi clienti: una piccola impresa che ha ancora lo scopo di rendere fruibile e allo stesso tempo comprensibile il complesso lavoro che si cela dietro ad ogni innovazione tecnologica.

Questo approccio, che potrebbe definirsi quasi una visione, ha trovato la sua concretizzazione nello sviluppo di tool all’avanguardia: parliamo ad esempio dell’applicativo per prenotazione viaggi implementato per CWT, leader mondiale nel business travel management. Questo software è stato premiato come miglior Self Booking Tool agli IMA Awards 2019 in quanto permette ai clienti CWT di prenotare in autonomia viaggi aziendali, integrando tariffe corporate agevolate, un layout personalizzabile e supporto offline per finalizzare le trasferte.

Un altro tassello innovativo che compone i progetti seguiti da Go Project comprende la Digital Transformation. Infatti l’Anagrafica Centralizzata sviluppata per le Pubbliche Amministrazioni raccoglie e aggrega tutte le informazioni anagrafiche delle PA aggregandole in una dashboard. L’applicativo consente l’accesso continuo degli utenti e modifiche al sistema senza interrompere il flusso di lavoro.

Per il processo di Digital Transformation di AIL, Associazione Italiana Leucemie, Linfomi e Mieloma, Go Project ha incluso un piano di crescita integrata con interventi mirati non solo al miglioramento della piattaforma che ospita il sito ma anche ad una crescita dell’awareness e della partecipazione alle iniziative promosse dall’Associazione, attraverso un uso programmato e strutturato degli strumenti di Digital Marketing.

Lo slancio consapevole verso l’innovazione ha condotto Go Project non solo allo sviluppo di applicativi all’avanguardia ma anche all’utilizzo degli stessi per progetti articolati di Data Analysis, con la fondazione della start-up dedicata all’analisi dei dati social, Social Media Soccer. Nel giro di due anni si è passati dall’analisi dei dati social ad utilizzare gli stessi per improntare il Social Football Summit, un evento di knowledge-sharing unico nel suo genere.

Il percorso che ha condotto l’azienda fino a questo punto è retto da una serie di pilastri: partner digital-centered che condividono con il Social Football Summit l’entusiasmo e la conoscenza tecnica per guardare al futuro.

È con questo spirito che AlmavivA, leader nell’innovazione digitale del paese, sostiene il Social Footbal Summit e l’iniziativa “Innovation Needs Serie A” mettendo a disposizione stage e supporto tecnico ed economico alla start-up vincitrice.
Con il supporto della Lega Serie A, global partner del Social Football Summit, è stata indetta una call per creare raccordo tra la domanda di innovazione e l’offerta proposta da Start-up, Micro-imprese, Neolaureati e studenti universitari.


Tutti i progetti collegati alla Fan Experience, allo smart ticketing, alla mobilità sostenibile, agli E-store, alla lotta alla contraffazione e alla pirateria potranno presentarsi alla Call “Innovation Needs Serie A”.
AlmavivA, Digital Partner dell’evento, mette a disposizione tre stage presso la struttura ai neolaureati e supporto economico alla start-up che presenterà il progetto più innovativo.

Go Project e Social Media Soccer hanno creduto nel potere dell’innovazione: è con questo spirito che grazie a partner presenti e all’avanguardia si intende contribuire al processo di crescita digitale del settore, in particolare sul proprio territorio.

Se sei un neolaureato con un progetto o sogni di fondare la tua start-up, partecipa alla call “Innovation Needs Serie A”: metti il motore alle tue idee.

eventi digital marketing

Un articolo per ricordarvi gli eventi sul marketing, comunicazione e digital in generale, ma anche sul web marketing, SEO, social media ed eCommerce, che si terranno sul territorio italiano, da Bari a Milano, passando per Roma. 

Eventi Settembre 2019

27 settembre 2019 | Marketing Forum
Il Marketing Forum è l’evento incentrato sul marketing con due giornate interamente dedicate alla formazione. L’appuntamento è a Milano all’UnaHotels Expo Fiera. L'evento studia e approfondisce uno dei temi che maggiormente incidono sulle aree strategiche per chi fa business, ovvero marketing, negoziazione e vendita, efficacia personale e leadership.

Eventi Ottobre 2019

3 e 4 ottobreWebEcom 2019
L’evento pugliese, che si terrà a Bari, dedicato al mondo del digitale: eCommerce, SEO, social network e strategie web saranno al centro dell’intero appuntamento. Per questa edizione sono previsti più di 300 partecipanti, tra merchant, manager, sviluppatori e professionisti, circa 30 relatori sia nazionali che internazionali pronti a condividere le proprie storie e le proprie esperienze, 50 sponsor tra main, gold e media partner e 3 sale formative per corsi di formazione, aggiornamento e molto ancora.

29 e 30 ottobreForum Retail
Arrivato alla 19esima edizione, il Forum Retail di Milano è un'occasione di networking dedicata alle strategie e ai cambiamenti del retail in ambito digital. 

Eventi Novembre 2019

20 e 21 novembre | Social Football Summit
Il Social Football Summit è un appuntamento internazionale dedicato a digital e social media marketing, alla brand strategy ed all’innovazione nella Football Industry. Un hub professionale dedicato a tutti gli stakeholder del mondo del calcio e sviluppato intorno a 4 linee strategiche: knowledge sharing, formazione, innovazione e business. Il Social Football Summit è organizzato da Social Media Soccer, la startup del gruppo Go Project specializzata nei servizi dedicati al calcio ed ai suoi players.

6 e 7 novembre | Social Media Strategies
L’evento per i professionisti del social media marketing. L’incontro permette la personalizzazione del percorso formativo delle giornate in base alle preferenze dei partecipanti, promuovendo quindi l’interazione con professionisti ed aziende del settore per confrontarsi e creare possibilità di collaborazioni future.

Il Guerrilla Marketing si utilizza per indicare una forma di una promozione pubblicitaria non convenzionale attraverso l’utilizzo creativo di mezzi e strumenti "aggressivi" che fanno leva sull’immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali.

Quindi il Guerrilla Marketing è l’insieme di tutte quelle azioni realizzate con creatività e che veicolano un messaggio utilizzando tecniche di comunicazione diverse da quelle utilizzate dal marketing tradizionale. Il messaggio che si vuole veicolare al pubblico non è costruito con un copy, un visual e una reason why ma vengono incluse, in questa forma di fare marketing, tutte quelle varianti che utilizzano luoghi, oggetti e altri elementi per creare annunci che escano dall’ordinario. Con il tempo le pagine web, i cartelli, le email o i flashmob si sono incorporati in questa forma di fare marketing che cerca, prima di tutto, di colpire e impressionare gli utenti.

Cosa si cerca di fare con il Guerrilla Marketing?

Il Guerrilla Marketing nasce come una forma di fare marketing che permette la differenziazione del brand riguardo alla concorrenza. Di fatto, le azioni di Guerrilla Marketing che funzionano, vengono ricordate dalla gente che le ha notate. L'utilizzo di elementi e aree comuni dedicate ai clienti, come attraversamenti stradali, semafori, scale, fermate degli autobus, consente di farsi notare dal cliente potenziale, che ricorderà il brand che ha organizzato questa azione di marketing e lo associerà ad una sensazione di sorpresa.

Campagne di comunicazione di Guerrilla Marketing

In questi ultimi mesi abbiamo assistito ad un'azione di Guerrilla Marketing dell’Huddersflied Town, squadra di calcio inglese. Infatti, l’annuncio della nuova maglia della squadra inglese ha scosso diversi animi. La presenza del logo Paddy Power, la società che si occupa di scommesse online, posizionato in diagonale sulla maglia, è stato notato da tutti, non solo dai tifosi inglesi. Il logo, inoltre, violava il regolamento FA sulle dimensioni consentite.

Dopo settimane di discussioni, Paddy Power ha rivelato: " It's a joke". Oltre a sorprendere tutti con questo colpo ad effetto, l’azienda di betting ha promosso una nuova maglia da gioco rimuovendo completamente il logo e lanciando il claim "football shirts aren’t billboards". Tutto questo si va ad inserire nella campagna “Save your shirt” tramite la quale invita i marchi a non “sporcare” le sacre divise da calcio con il logo dello sponsor.

La strategia di guerrilla marketing ideata sinergicamente tra il club inglese e il suo sponsor ha avuto grande successo considerata l’attenzione mediatica generata. La trovata di marketing ha inoltre generato un engagement insolito per il profilo ufficiale dell’Huddersfield Town. Dai dati elaborati da Social Media Soccer risulta un picco di interazioni in occasione della presentazione fake avvenuta il 17 luglio, e il 19 luglio quando è stato annunciato la vera maglia ufficiale. Obiettivo, dunque, raggiunto.

Chi avrebbe parlato della partnership Paddy Power – Huddersfield se non ci fosse stata questa iniziativa?

La risposta è semplice: in pochi. L'obiettivo della campagna era far parlare di sè tramite una trovata non convenzionale, anzichè avere la classica visibilità generata dalla presenza del logo sulla maglia da gara.

L’ideale di ogni campagna di marketing è che il maggior numero di clienti venga esposto all’annuncio o alla campagna perché più utenti ricevono l’input inviato dal brand. Qualsiasi azienda può approfittare del Guerrilla Marketing. Ogni tipo di azienda che voglia giocare con l’immaginazione e avvicinarsi agli utenti, che siano o no clienti, può approfittare del Guerrilla Marketing. Il vantaggio di questa forma di fare marketing è che permette di giocare con il brand, utilizzando concetti, mettendo in gioco i sentimenti del pubblico e preparando azioni che tengano in considerazione la reazione delle persone. Per questo, è aperta sia ai grandi brand che approfittano della forza della propria immagine corporate sia alle piccole aziende che non dispongono di mezzi e devono farsi conoscere.

FaceApp ha fatto impazzire tutti. È bastata la #FaceAppChallenge per riempire il web di volti invecchiati di diverse decadi, facendo diventare l’app virale.

Dal 2017 sono stati oltre 80 milioni i download 

L’app, che conta 80 milioni di download, è stata sviluppata dalla società russa Wireless Lab OOO nel 2017. La compagnia, fondata da Yaroslav Goncharov, utilizza strumenti e tecnologie di Intelligenza Artificiale che permettono all’app di applicare un filtro che invecchia, ringiovanisce, aggiunge la barba ed altri vezzi, e che può anche modificare le espressioni facciali.

Insomma ti basta caricare una foto sull'applicazione, aspettare qualche istante e scoprire come sarai da anziano, com'eri da bambino, oppure come staresti con un look diverso. Un vero divertimento ma qualcosa non torna.

La policy sul trattamento dei dati personali non rispetta il GDPR. Infatti i Termini di utilizzo di FaceApp prevedono che:

"L'utente concede a #FaceApp una licenza perpetua, irrevocabile, non esclusiva, gratuita, mondiale, interamente pagata, trasferibile e sub-licenziabile per utilizzare, riprodurre, modificare, adattare, pubblicare, creare opere derivate, distribuire, eseguire pubblicamente e visualizzare il proprio User Generated Content e qualsiasi nome, nome utente o somiglianza forniti in relazione al proprio User Generated Content in tutti i formati multimediali e canali ora conosciuti o sviluppati successivamente, senza alcun compenso per l'utente."

Condizioni sull'utilizzo dei dati poco trasparenti.

Come per ogni app, infatti, è bene ricordare che potenzialmente ogni scatto potrebbe essere archiviato nei server dello sviluppatore e dato che la società di sviluppo ha sede a San Pietroburgo, i volti saranno visualizzati e trattati in Russia. Non è ben chiaro che fine faranno tutti questi dati poichè le condizioni di utilizzo sono poco chiare. Un’ipotesi potrebbe essere che tutti questi ritratti verranno utilizzati nella fase di training dell’algoritmo per il riconoscimento facciale.

In Italia le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. In prima linea Altroconsumo e Codacons, con l'intenzione di presentare un esposto all'autorità garante affinché avvii una indagine sull'applicazione. "Questo apparentemente innocuo tormentone estivo rischia di nascondere un traffico, potenzialmente pericoloso, di dati sensibili", spiegano dal Codacons, sottolineando anche come "il documento relativo al trattamento dei dati faccia sorgere seri dubbi sull'utilizzo e sul rispetto della riservatezza degli utenti".

Insomma, l'ultimo trend sui social non è propriamente innocuo come può sembrare.

Se stai cercando libri interessanti sul business questo è l’articolo che fa per te.

Che tu sia un imprenditore, uno startupper o semplicemente un curioso, questi libri sono dei veri e propri strumenti di lavoro, delle guide pratiche, fonti da cui prendere spunto per formulare le migliori strategie e modelli vincenti.

I libri di business sono un aiuto fondamentale per chi vuole ampliare le proprie conoscenze, guardare le cose da un punto di vista diverso e confrontarsi con nuovi modi di pensare; l’unico modo per arricchire il proprio bagaglio culturale, insomma.

Ti vogliamo proporre 10 libri di business che troverai utili, leggendoli avrai l’opportunità di entrare nella mente di grandi imprenditori e provare a capire il loro approccio per provare a farlo diventare anche il tuo. Non importa in quale settore operi, saranno comunque degli ottimi alleati.

Quindi, ecco la lista dei 10 libri di business che devi assolutamente leggere nella tua vita.

Questo libro è il manuale di marketing di gran lunga più longevo e noto del mondo.

Un volume “must have” nella biblioteca di ogni manager, consulente o professional che a qualunque titolo opera nella gestione di imprese e organizzazioni, pubbliche e private.  Il testo originale è stato integrato con numerosi esempi riferiti al contesto italiano ed europeo e con approfondimenti teorici che descrivono le peculiarità del mercato nazionale.

  • Rework di Jason Fried e David Heinemeier Hansson

Basato sull’esperienza diretta dei due autori, che dal nulla hanno fondato un’azienda di software davvero straordinaria e lo hanno fatto con zero fondi, un team minuscolo che non fa le ore piccole in ufficio, nessun business plan e neanche pubblicità.

Questo è uno dei migliori libri di business da cui partire se fai parte di quella schiera di imprenditori che vuole provare a saltare piè pari tutti i passaggi di base del fare impresa e avere comunque successo.

È un libro consigliato alle persone che amano sporcarsi le mani, entrare nel vivo delle azioni e preferiscono imparare facendo e sbagliando!

Il libro si concentra sugli aspetti classici del fare impresa, su cosa significa davvero essere un imprenditore e su quanto sia difficile far funzionare un business, superare la concorrenza e coltivare il successo.

Inoltre, Horowitz è un fanatico del rap, quindi amplifica tutte le sue lezioni di business con i testi delle sue canzoni preferite. Un libro interessante, scritto da un CEO per tutti gli imprenditori o aspiranti tali!

Il focus del libro è che nel mondo degli affari ogni evento accade una volta sola.

Ovvero, non serve a nulla copiare le idee degli altri, perché fare qualcosa che conosciamo già e ci è già familiare non sarà un cambiamento radicale, ma solo un miglioramento di quello che già sappiamo, porterà il mondo solo da 1 a n.

Thiel spiega proprio questo: come costruire imprese che creano cose nuove.

  • Traction di Gabriel Weinberg e Justin Mares

È uno dei libri più interessanti sul tema dell’acquisizione utenti e non puoi assolutamente fare impresa se prima non lo hai letto.

È una di quelle letture indispensabili per gli imprenditori che sono perfettamente consapevoli che il successo di un’azienda dipende dalla capacità di attrarre un numero sempre maggiore di clienti. 

L’approccio lean di Maurya ti mostra come verificare e validare l’ipotesi di base del prodotto della tua startup (piano A) modificandolo tante volte quanto è necessario fino a trovare un piano di successo prima che tu finisca le risorse a disposizione.

La guida è suddivisa in due parti: la prima parte definisce i principi del metodo running lean e i vari passaggi da affrontare, la seconda, è ricca di esempi e testimonianze reali sull’applicazione di questi principi.
 

Le innovazioni nascono da lampi di genio? Un falso mito che questo libro cerca di sradicare.

Sono gli ambienti aperti e le piattaforme condivise ad accrescere la creatività e la redditività delle persone che vi operano. Proprio in questo tipo di habitat sono venute alla luce le grandi invenzioni, come il risultato di percorsi convergenti e condivisi, anche inconsapevolmente, e mai come il frutto di un’avventura solitaria. Una tra tutte: il world wide web.
 

Jack Welch, nel corso della sua quarantennale carriera in General Electric, ha condotto l’azienda al successo in tutto il mondo.

Il suo stile di management diretto e trasparente, fondato sulla ferma volontà di essere i migliori, è diventato paradigma di eccellenza nel business, grazie alla focalizzazione sulle persone, sul teamwork e sui profitti. Il nucleo centrale del libro è dedicato alla vera “essenza” del lavoro.

Il libro è ricco di aneddoti personali, offre intuizioni, riflessioni e soluzioni ai problemi operativi che hanno già cambiato la concezione stessa del lavoro e del business.
 

L’autore è professore alla Harvard Business School e in questo classico presenta i successi e i fallimenti delle aziende come guida per proteggersi dall’innovazione distruttiva.

Perché spesso le grandi multinazionali falliscono quando il mercato e la tecnologia cambia, mentre le piccole e medie imprese no? Secondo Christensen, la risposta è nella capacità delle piccole e medie imprese di ascoltare i consumatori e anticiparne i nuovi bisogni, puntando su innovazioni tecnologiche con grandi possibilità di successo.
 

È stato scritto nel sesto secolo avanti Cristo, non proprio ieri, ma è incredibilmente attuale e pieno di idee applicate anche oggi dai guru del business e del management su giochi di potere e strategie imprenditoriali.

Il principio più importante: conosci il nemico e te stesso e di sicuro vincerai!

Questo significa che l’unico modo per avere successo negli affari è studiare i punti di forza e di debolezza dell’avversario, mantenendo la consapevolezza dei propri limiti ma anche la fiducia nelle proprie potenzialità.

Per raccontare questa storia iniziamo dal principio: cos'è il Content Marketing? 

In poche parole, è un tipo di marketing che presuppone la creazione e condivisione di media e contenuti editoriali strategici, inerenti al prodotto o servizio che vogliamo promuovere. 

Il fine ultimo, ça va sans dire, è la retention: acquisire clienti e portarli ad un'azione di conversione attirandoli su un sito web facendo leva sull'interesse, invece che sulla necessità commerciale.  

Dunque, per una strategia di Content Marketing elaborata ad hoc, non serve soltanto conoscenza approfondita di ciò che si va a proporre, ma soprattutto dell'audience a cui lo si va a presentare.

Come fare? Seppur difficile camminare nelle loro scarpe è decisamente possibile adottare linguaggio, colori ed argomenti accattivanti per un'immersione nell'universo del pubblico che vogliamo intercettare.

Infatti la struttura di un piano di Content Marketing ben fatto si regge immagini, video, grafici o lanci social che possano richiamare l'attenzione dei nostri prospect: si possono utilizzare tutti o solo alcuni di questi strumenti, a seconda delle necessità e anche delle possibilità a livello di tempo e produzione grafica. 

Lieti Eventi AIL

Nel caso del nostro cliente Lieti Eventi AIL, possiamo presentare un esempio di Content Marketing Strategy basata su uno shift nella presentazione del prodotto.

L'AIL, Associazione Italiana Leucemie, Linfomi e Mieloma, può essere sostenuta attraverso vari tipi gadget che contribuiscono a sovvenzionare la ricerca e le altre attività di supporto ai pazienti ematologici promosse dalla Onlus. La linea Lieti Eventi è dedicata, in particolare, a matrimoni, compleanni, cresime, lauree, battesimi, comunioni ed eventi in generale.

La linea di prodotto, che aveva già un buon successo commerciale, è stata supportata da un piano editoriale strategico e una serie di campagne Facebook ppc targettizzate in base al tipo di prodotto da promuovere.

Lo shift nella presentazione della linea è stato messo in pratica attraverso in 3 step editoriali:

  1. presentando le occasioni di utilizzo dei prodotti;

  2. contestualizzandoli nel tipo di cerimonia;

  3. creando delle immagini dinamiche per attirare l'attenzione sul prodotto.

La linea editoriale è stata premiata con il +94,22% di utenti, +92,25% di nuovi utenti, +85,84% di sessioni e con un proporzionale aumento delle conversioni.

Cosa ci insegna questa esperienza?

Che il Content Marketing funziona a più livelli: l'interazione e l'interesse del pubblico sono fondamentali per migliorare le performance di un e-commerce, in particolare quando si parla di uno store già funzionante di cui bisogna migliorare le prestazioni.

Il miglior consiglio che possiamo darvi per una strategia di Content Marketing vincente? 
Pensate out of the box. Come ha detto Albert Szent-Gyorgyi "La scoperta consiste nel vedere ciò che tutti hanno visto e nel pensare ciò che nessuno ha pensato".

Tutti parlano di Growth Hacking, i blog riportano nei titoli: i migliori tool, casi di successo, trucchetti e tecniche per far crescere velocemente il tuo business e guide definitive.

Lasciateci dire che sono tutti titoli clickbait con poco di vero.

I tool cambiano, si evolvono e, a volte, vengono chiusi. Di storie di successo ne abbiamo sentite tante, da Dropbox a Hotmail, ma nella maggior parte dei casi non funziona così, non per tutti i business. Non esistono guide definitive. In un settore che è in continua evoluzione non c'è nulla di definitivo!

Il Growth Hacking è una disciplina complessa, formata da elementi di altre discipline: marketing digitale, programmazione e analisi dei dati.

Wikipedia ci dice che: "Il Growth Hacking è un processo di rapida sperimentazione attraverso una serie di canali di marketing per individuare i modi più efficaci per far crescere un business". Noi vi diciamo che il Growth Hacking è un processo continuo, non un’attività spot, che si basa su esperimenti che coinvolgono il prodotto ed il marketing. Tutti gli esperimenti condotti devono essere misurabili, ripetibili e scalabili.

  • Misurabili: devono essere strettamente legati a una metrica.
  • Ripetibili: non devono essere casuali o basati su elementi fortuiti ma deve essere possibile ricreare le stesse condizioni per ripetere l’esperimento.  
  • Scalabili: non solo ripetibili, ma scalabili.

A cosa servono questi esperimenti? Servono per trovare la miglior strategia che fa crescere il tuo prodotto, ovvero il migliore Growth Hack

L’essenza del Growth Hacking, quindi, è di far crescere il tuo business, ottimizzando il budget e le risorse grazie alla migliore combinazione dei fattori d'interesse.

Ed è questo, dopo tutto, il vero senso del Growth Hacking.

App, ne esistono a centinaia e, grazie alla sempre più pressante corsa all’innovazione, gli sviluppatori ne sfornano di nuove ogni giorno. Ma, c’è un ma, noi finiamo per utilizzare sempre le stesse vecchie applicazioni.

Non ci credi? Prova a sbloccare il tuo smartphone e fai un check di quante nuove app hai scaricato ultimamente. Pochissime vero?

Ebbene, uno studio conferma che la maggior parte di noi utenti preferisce affidarsi ad applicazioni più vecchie, consolidate e familiari rispetto alle nuove leve che affollano gli store online.

L’analisi, condotta sulle abitudini degli utenti, è stata realizzata da App Annie (autorità nel campo dell’analisi del mercato delle app) e poi saldamente sostenuta da Eric Feng, ex CTO di Hulo e Flipboard e oggi socio generale di Kleiner Perkins Caufield & Byers.

Secondo Feng “la corsa all’oro delle app è terminata”, in altre parole oggi le nuove applicazioni hanno poche possibilità di scalare la vetta ed entrare nell’olimpo delle 30 app più amate e scaricate. Insomma tempi duri per startupper e developer.

Per capire come sia andato delineandosi questo scenario, è necessario andare a guardare l’evoluzione di alcune delle app che dominano la top 30 delle applicazioni con il maggior download, come Facebook, Twitter o Instagram.

Prendiamo Facebook, nato come luogo in cui le persone potevano incontrarsi, ha subito nel tempo un’incredibile evoluzione. Oggi la piattaforma blu di Mark è un vero e proprio ecosistema, dove è possibile vendere, giocare, diffondere notizie e molto altro.

Ed è qui il punto. Perché un utente dovrebbe scaricare altre app per avere funzioni che Facebook (così come per altre “veterane”) già offre?

Piccolo spiraglio per la sezione game, dove questa tendenza sembra funzionare molto meno. Anche in questa sezione il catalogo si aggiorna di giorno in giorno, tuttavia la classifica dei 30 giochi più scaricati è decisamente dinamica.

Perché i nuovi game riescono a imporsi su quelli vecchi? Forse perché i game più innovativi riescono a soddisfare le sempre nuove esigenze dei giocatori, o forse perché nell’intrattenimento ci piace variare.

Nonostante il trend le startup continuano a sviluppare app mobile. Perché? Diciamo che se da un lato vendere la propria app sui principali store online rappresenta sempre una grande chance, seppur con tutte le difficoltà dette, dall’altro bisogna considerare che ci sono numerosi progetti e app che vengono vendute e diffuse fuori dai principali store online.

In realtà sono numerose le applicazioni che hanno avuto successo, seppur al di fuori della top 30 degli store ufficiali. Ne è un esempio perfetto Calm, l’app progettata per la meditazione tra le mura di casa, o le varie tipologie dedicate all’arredamento.

Questo ci insegna che un buon modello di business, e certo anche una buona app, può costruire un’azienda da un miliardo di dollari, anche senza un miliardo di utenti.

Anno 1994. Un’inconsapevole Justin Hall, professione studente universitario, creò il suo primo sito web personale "Links.net", riempiendolo con post dove raccontava i propri pensieri ed opinioni in modo del tutto anti-cronologico. Quel diario personale, a tutti gli effetti, è andato trasformandosi negli anni fino ad oggi, dopo ben 25 anni, a contare oltre 500 milioni di utenti in rete. Siamo tanti, davvero tanti.

Allora oggi, anno 2019, ha davvero senso aprire un blog?

Non c’è una risposta. Dipende, solo da te.

Il blog ha una storia lunga e costellata da tante e diverse ramificazioni, tutte orientate allo stesso obiettivo: raccontare una propria storia. Ne sono un esempio la nascita di WordPress nel 2003, l’avvento dei videoblog tra il 2004 e il 2005 con la nascita di YouTube. Le piattaforme di microblogging come Twitter e Tumblr, tra 2006 e 2007, e infine il lancio del dominio “.blog” da parte di WordPress nel 2016.

La, molto più lunga, storia del blog fa già percepire le profonde radici culturali e sociali che lo caratterizzano.

Ma vale la pena oggi aprire un blog?

  • Partiamo col dire che il blog è tuo. Con l’avvento dei social network molti hanno abbandonato il blog per dedicarsi completamente a raccontarsi su queste nuove piattaforme. Sui social network alla fine sei un ospite e i proprietari possono cambaire le regole a loro piacimento mentre il dominio di un blog è tuo e, anche se devi vedertela con Google e SEO, hai maggiore libertà di sperimentazione per sfidare i rank;
  • Il blog è flessibile, si adatta facilmente ad ogni business, sia personale e mirato ad accrescere il personal branding, che corporate e rivolto ad un eCommerce. Inoltre è trasversale poiché riesce a far scivolare il contenuto indifferentemente su social o altre piattaforme;
  • Non sottovalutate gli elementi di fiducia e reputazione che si instaurano con un blog contraddistinto da contenuti di qualità;
  • Il blog è business. Non dimenticate le storie di successo di chi ha saputo sfruttare i propri contenuti per cavalcare il mercato;
  • Il blog è il tuo regno. Hai completa libertà nelle scelte grafiche, testuali, di contenuto e perfino nell’esperienza utente.

Ma, come abbiamo detto, oggi si contano oltre 500 milioni di blog, molti dei quali abbandonati nel limbo del web.
Oggi, di conseguenza, non ti conviene aprire un blog se:

  • Non hai uno scopo e le idee confuse;
  • Lo consideri un hobby più che un business;
  • Sprechi tempo su argomenti di “moda” piuttosto che parlare di cose che conosci o che ti appassionano;
  • Vuoi tutto e subito quando invece il blog richiede pazienza e dedizione.

Il blog è un lavoro a tempo pieno e, nonostante i suoi 25 anni e il continuo attacco da parte di social più giovani e attraenti, lui resiste e persiste, portando sul piatto i valori di libertà, fiducia e impegno.

Il blog è ancora forte. Averlo o non averlo dipende da te. Dalle tue idee, progetti e obiettivi.

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