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Social bites: Instagram, Facebook e dati rubati

Mentre riprendiamo a pieno regime dopo qualche giorno dal sapore decisamente slow, complice il susseguirsi di ponti perfetti che hanno accompagnato il break pasquale, il mondo dei social media non si è fermato un attimo. Facciamo il punto?

 

Instagram si allarga, la famiglia dà il benvenuto alla nuova funzionalità “quiz”

Il più famoso social dedicato a raccontare per immagini vita, morte e miracoli dei suoi utenti, ha accolto in casa una nuova funzionalità: oltre alle ormai “classiche” funzioni come tag, hashtag, sondaggi e domande, con cui gli utenti possono arricchire la propria esperienza di creazione e condivisione di una storia, dal 23 aprile Instagram ha accolto il quiz, già brutalmente entrato nella quotidianità social della piattaforma. Successo o fuoco di paglia? Un’analisi ancora non è possibile ma facendo un rapido zapping sulle stories è evidente che la nuova funzione non è passata inosservata. 

 

Facebook Stories is the new yellow

Guardando a qualche mese fa nessuno lo avrebbe mai detto ma, sorpresa, Facebook Stories raggiunge i 500 milioni di utenti. Grazie alle storie la piattaforma blu di Mark supera Snapchat, quella che era il prodotto natio e che oggi conta 190 milioni di utenti al giorno.
In altre parole? Un terzo degli 1,56 miliardi di utenti Facebook pubblica o guarda le Storie quotidianamente: un dato che ha un che di clamoroso se si pensa che sono trascorsi solo due anni dal loro lancio.

 

Privacy, tu non mi basti mai

La privacy online è argomento che torna sempre e che merita approfondimenti costanti. Quando se ne parla bisogna prestare massima attenzione non solo perché ci riguarda direttamente, ma perché si tratta di un tema in continua evoluzione e aggiornamento.

Ancora una volta, a metterci davanti alle falle e agli “abusi di potere” in tema di protezione dei dati sensibili online, è l’incriminata piattaforma blu di Mark.

Ad aprire l’ennesima indagine nei confronti di Facebook, annunciando che la piattaforma è stata in grado di raccogliere oltre 1,5 milioni di rubriche collegate agli account personali di posta elettronica, è Letitia James, Procuratore Generale dello Stato di New York.

Questo, detto in soldoni, significa che ogni nostra informazione diventa una potenziale fonte di marketing. Il fatto è grave e il gruppo Facebook, in America come in Irlanda, rischia multe fino al 4% del fatturato. L’episodio ha spinto i vertici del colosso a mettere da parte una somma come 3 miliardi di dollari proprio per far fronte ad una eventuale sanzione da parte dell’antitrust americana.

Con questa il gigante blu raggiunge quota undici inchieste aperte da Dublino. L’abbiamo detto che la privacy è importante?