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Potere allo storytelling nelle strategie di comunicazione aziendale

Si sente tanto parlare di storytelling e tecniche della narrazione. Entriamo nel vivo e capiamo di cosa si tratta e perché è considerato un ottimo metodo per “fare comunicazione”, dopo aver raggiunto buoni livelli nella Brand Awareness. La fatidica domanda di partenza è cos’è lo storytelling?

Il termine rimanda al mondo della narrativa e all’arte del narrare. Esso ha subito un’evoluzione che ne ha reso pertinente l’utilizzo anche nel mondo del marketing. Facciamo un passo indietro.

Quando l’azienda lancia sul mercato un nuovo prodotto, per raggiungere gli acquirenti esso verrà presentato e ne saranno posti in evidenza i punti di forza. Questa è la strada universalmente seguita da chi si occupa di Digital Marketing e Advertising. In questa fase della strategia di comunicazione si inserisce lo storytelling, che costituisce una tecnica di presentazione alternativa (i più parlano di unconventional marketing) che fa leva anche sull’aspetto emotivo. Come funziona il meccanismo?

Ancora una volta è il target a orientarci. Ciò vuol dire che il modo di comunicare e le emozioni da suscitare dipendono sempre dal tipo di audience verso cui ci indirizziamo.

In secondo luogo, vale la tecnica - propria del giornalismo - delle 5 W. What, who, why, when e where sono i quesiti che devono fare da filo conduttore al nostro racconto e che vanno sviluppati in una prospettiva SEO-oriented.

È la storia, infatti, l’arma aziendale per suscitare l’interesse, condividerne i valori, coinvolgere e convertire. È attraverso la storia che è possibile trasmettere una percezione positiva del prodotto/servizio. Per questo motivo va riconosciuto il potere dello storytelling, come ottimo alleato in una strategia di comunicazione aziendale vincente.

A livello pratico, tradizionalmente lo schema narrativo si compone di 5 fasi:

  • L’inizio;
  • Il contesto;
  • L’apparizione del protagonista;
  • Il finale;
  • La morale.

Per quanto riguarda quest’ultima, nel Digital Marketing a volte si preferisce lasciare la morale non perfettamente delineata, in modo tale da permettere al consumatore, una volta immedesimatosi nella storia e nel personaggio, di interpretare il messaggio finale in base alla sua prospettiva personale.

La storia deve mettere in risalto due aspetti:

  • Lato razionale;
  • Lato emotivo.

Come rendere la lo schema narrativo interessante e lo storytelling efficace? Tutto risiede nei dettagli. Che si voglia parlare di un prodotto specifico, del brand in generale, di un’azienda o di un soggetto, il segreto è strutturare la trama in modo tale che, all’interno delle 5 W, vengano posti in risalto degli elementi che facciano da collante e suscitino l’interesse del consumatore finale.

Ogni azienda ha degli obiettivi strategici, ma ciò che fa la differenza è sempre il modo con cui essi sono perseguiti. Quanto più autentico risulterà il contenuto, tanto più coinvolgente sarà il messaggio. Infatti, credibilità, veridicità e trasparenza sono le linee-guida del racconto; tant’è che gli esperti del settore parlano di verosimiglianza della narrazione; mentre informare, emozionare e creare engagement sono gli scopi finali.

Allora, guardando allo storytelling come approccio strategico, la “storia” del marchio delinea l’identità dell’azienda e può diventare la storia dell’audience. Così viene instaurato un legame, che renderà più semplice - in un secondo momento - creare un coinvolgimento emotivo.

Una volta strutturata la narrazione, l’utente che ne segue lo sviluppo dovrebbe percepire familiarità e un senso di relatability che lo spingono a identificarsi col protagonista e, implicitamente, condividere i valori e la vision dell’azienda.

Qual è uno dei punti di forza dello storytelling? Vanno considerati i risultati a lungo termine, perché il rapporto di fiducia tra brand e consumatore si basa sul concetto di riconoscibilità ed è duraturo nel tempo.